La mia battaglia verso una meta ignota... Vietato arrendersi.
ATTENZIONE: LEGGERE QUESTO BLOG RENDE TEMPORANEAMENTE IMMORTALI
(Nessuno è mai morto leggendo questo blog, percui tecnicamente la frase è corretta)
ATTENZIONE: QUESTO E' IL MIO BLOG SERIO, MA OVVIAMENTE DOVEVO ANCHE AVERE UN BLOG DEMENZIALE

Prologo.
Il panico inizia giovedì pomeriggio. Giuliano mi chiama dal provinciale e mi chiede se posso partecipare ad un concentramento (per concentramento, in termini tecnici, s'intende la partecipazione ad una serie di gare consecutive da tenersi tutte nello stesso luogo, NdA) l'indomani mattina. Io ci rifletto sopra, e per informazione chiedo di cosa si tratta. La mia sorpresa non può essere maggiore quando vengo a conoscenza dell'avvenuta mia designazione per le finali regionali dei Giochi Sportivi Studenteschi. Non essendoci le finali nazionali, queste erano le partite che assegnavano il titolo 2006. Ora, capisco che magari per alcune persone questa cosa può essere totalmente priva di interesse, ma solo per dare una dimensione all'evento, basti sapere che per un "arbitro aspirante" come me una designazione del genere è una totale investitura di fiducia.
Non potevo rifiutare. L'idea di una possibile promozione per la stagione 2006/07 è esattamente il culmine delle mie aspettative per la stagione in corso. Ci sarebbero stati nuovamente altri arbitri regionali da cui prendere esempio. Dire di no era un suicidio, peraltro stupido.
Accetto.
Chiamo il mio amico arbitro Marco per informarlo della faccenda, contento che anche lui stia seguendo parallelamente la mia carriera (abbiamo iniziato il corso assieme), e scopro che lui sarà della partita, saremo una squadra di 4 arbitri, due di alta caratura e due "giovani promesse". Me e lui.
Il problema però s'infittisce. L'indomani infatti lo sciopero dei mezzi pubblici ci avrebbe costretto a rimediare un modo per arrivare a Casalpalocco (neanche fosse vicino!) con l'ausilio di un mezzo privato. Ovviamente, com'è ovvio che sia in questi casi, il Marco dice che sfortuna vuole che lui non abbia la macchina.
Dopo mesi di inattività voluta, necessità impone che io torni alla guida. Ovviamente, questo presenta alcuni problemi. Kenny, mio fratello minore, l'indomani aveva necessità di trovarsi in un comitato organizzatore di una festa rionale la mattina presto e ovviamente non riusciva ad arrivarci a piedi. Già era tanto che Edwin, l'altro mio fratello minore, non avesse bisogno di arrivare all'università. Così mi impegno di accompagnare Kenny in tempo per il suo impegno.
Nel frattempo il mio morale cala a terra. Io il pomeriggio lavoro, ed il venerdì è l'unico giorno in cui il mio medico riceve di mattina. Questo significava una sola cosa. Niente medico, la mia salute si rimanda di una settimana.
Tutto questo succedeva giovedì sera, mentre tutti i miei amici si divertivano nel nostro adorato locale, "La civetta sul comò". Io invece tentavo di organizzare la mia vita. E quando sembravo esserci riuscito, il sms che mi distrugge.
Eddie (diminutivo per Edwin) mi scrive "Domani viene Chiara, te lo ricordi? A che ora mi puoi riportare la macchina?"
Me n'ero completamente dimenticato. Dovete sapere che condivido la camera con i miei due fratelli e ognuno ha delle zone di competenza (letto, armadio, scrivania, etc.). La mia è perennamente quella più incasinata, sostanzialmente perché essendo sempre fuori non ho il tempo materiale per mettere in ordine. Ma se viene qualcuno... devi fare qualcosa, non puoi lasciare uno schifo per gli ospiti. Gli avevo promesso che avrei sistemato tutto per quando sarebbe venuta Chiara. Invece avevo accettato due ore prima la designazione che mi avrebbe tenuto fuori tutto il Venerdì mattina. Ero disperato. Troppo tardi per rifiutare la designazione. Era mezzanotte, poco prima.
Scendo al bagno della civetta. Mi butto dell'acqua in faccia. Guardo il lavabo. Tento di vomitare. Non ci riesco. Esco dalla civetta. Michaela e Leo mi vedono uscire, non fanno nulla per trattenermi, hanno capito che qualcosa non va e mi lasciano andare. Sono Amici. Con la A maiuscola. Sanno che io quando ho dei problemi devo camminare finché non mi tranquillizzo. A volte bastano 200 metri. Altre volte occorrono 3 km... giovedì sera, dopo solo un quarto d'ora che camminavo senza meta per S.Giovanni ho realizzato che stavolta non serviva camminare. Mi serviva l'obiquità. E nonostante spesso in questi luoghi mi esalti, non ne sono ancora fornito.
Sono andato a letto, giovedì sera, in preda ad un'angoscia incredibile e ad una consapevolezza. In questo mio periodo di debolezza, il giorno dopo avrei dovuto affrontare una giornata pesantissima.
Ma è stato anche peggio.
Venerdì. L'Odissea.
Leggendo Dan Brown ("il Codice da Vinci"... un romanzo con buone idee, ma mal scritto, Dan Brown è decisamente più un demagogo che un buon scrittore, non so chi sia stato il suo revisore ma è il romanzo pieno di incongruenze, inesattezze logice, scientifiche e storiche... ma me l'hanno regalato, è un fenomeno di massa e voglio poter criticare con cognizione di causa.) ho ricordato che i Masai hanno l'abitudine di essere pronti al 100% al loro risveglio. Io sono un Masai. Passo dal sonno alla veglia con facilità impressionante, purtroppo non riesco a fare il contrario... ma pazienza.
6.30, sveglia e già in piedi, subito attento al 100% alle esigenze di una giornata non indifferente. Sono Shin, mica cavoli. Chiamo Marco, che se non lo sveglio io... bravo ragazzo, serio, disponibile, quel che vuoi, ma diversi difetti tra i quali il fatto che sia in perenne ritardo. Gli do un appuntamento che non rispetterà 20 minuti prima dell'ora alla quale ho intenzione di presentarmi sotto casa sua. Sveglio Kenny, mi preparo, litigo con mia madre (ma è una costante di tutte le mattine. C'è chi fa colazione ogni mattina. Io non ci sono abituato, non faccio quasi mai colazione. Invece litigo con mia madre tutte le mattine. Ehi, le voglio bene, nessuno discute.), e si va. Andiamo a prendere Marco, fa tardi, fa niente, accompagno Kenny e si parte per Casalpalocco.
Escludo dalla narrazione le noiose partite che ho dovuto arbitrare, fatto sta che le mie speranze di essere a casa per l'una, non tanto per mangiare, quanto per avere due ore di tempo per sistemare camera (alle 15 dovevo essere già a casa di Giuseppe a spiegargli le equazioni con le frazioni), vengono non solo deluse, ma frantumate. Morale della favola, Shin rimette piede in casa sua, nonostante aver tirato a 120 sulla Colombo, alle 14.30 o giù di lì.
Avverto la madre di Giuseppe che tarderò e mi impegno a rimanere più a lungo del previsto, e parto per un tour de force in apnea totale. Sono uscito di casa alle 15.30 con il fiatone, vero e proprio, ma risultati accettabili. 15 minuti a piedi, in salita, al telefono con una persona a me molto cara, e si arriva da Giuseppe. Che ovviamente anche oggi non ha voglia di fare nulla, e non fosse per la disponibilità della madre, avrei perso lì la prima volta la pazienza. Alle 17.30 riesco ad essere alla fermata dell'autobus. Alle 19.30 devo iniziare il protocollo di gara, due ore dovrebbero bastarmi. L'autobus impiega la sua buona mezz'ora prima di passare, ma si sa, lo sciopero finiva alle 17, è comprensibile.
Ma alle 18.30 circa, quando sto aspettando il secondo autobus, quello che mi porterà a destinazione, ecco avvenire una nuova designazione, per un'altra partita importante, tra due squadre che si sono già affrontate e hanno avuto diversi problemi e che quindi potrebbero crearmi diversi grattacapi.
La faccenda si sta facendo intrigata, Shin, mi dico.
Ma fortunatamente, l'autobus passa, la partita passa, ed io alle 22 sono fuori.
Forse ce l'ho fatta, mi dico. Forse ce l'hai fatta, mi dice quell'altra voce al telefono. Senza nulla togliere ad altre voci, solo come voce in oggettiva analisi, è la mia voce preferita, a prescindere dal contesto. Certo, quando ce l'ha con me la sua voce è meno bella. Ma quando è dolce non ho mai sentito suoni così armoniosi.
Comunque sia, ho ragione più io che le dico "Finché non sono sul letto di casa mia non ci credo" che lei.
In effetti, quello che scoprirò solo dopo è che lo sciopero dell'autobus finiva sì alle 17. Ma quel che nessuno mi aveva detto era... che riprendeva alle 20. Evidentemente neanche il designatore arbitrale, che è ben consapevole che io mi sposto coi mezzi pubblici, aveva ritenuto saggio informarsi della vicenda.
Ecco perché ho letto 150 pagine del "Codice da Vinci" da solo in una buia fermata dell'autobus all'EUR.
Ecco perché alle 23.30 quando scopro che l'autobus non passerà più, ho iniziato a prendere a calci un incolpevole cestino dei rifiuti.
Ecco perché ho provato a chiamare prima Marco, poi Edwin, per vedere se potevano darmi un passaggio.
E quando la batteria del mio cellulare è morta prima che io potessi trovare soluzioni diverse dalla prospettiva di farmi 10-15 km a piedi a quell'ora di sera in una zona non del tutto sicura (per accentuare l'eufemismo), io veramente ho iniziato a sentire il peso di eventi che mi atterriscono letteralmente da circa un anno.
La mia scheda telefonica inserita nella cabina poco distante, risulta essere scaduta pochi mesi fa. Del resto quando hai il cellulare e una scheda telefonica nel portafogli ti senti al sicuro. FInché non capisci che entrambe le cose non funzionano.
In un attimo la certezza. Se riesco a tornare a casa a piedi, non ci arriverò prima delle 2, le 3.
Ed in quel momento, io ho urlato.
Sissignori, ho urlato a pieni polmoni, e non lo facevo da una vita.
Ho urlato così forte che Dio mi ha sentito...perché non chiedetemi come, mezz'ora dopo (tempo decisamente fortunato rispetto alle mie stime) ero su un autobus, non aderente allo sciopero, non quello che mi avrebbe portato a casa, ma mi avrebbe lasciato a circa un km... e un km a piedi sinceramente, col lettore mp3, con la disperazione, con la voglia di dire basta, puoi farlo.
Sono rientrato prestissimo. A mezzanotte e mezza. Sì, certo, non tutte le mie giornate durano 18-19 ore, a volte le cose vanno anche peggio.
E agli occhi di molti, questa mia Odissea sarà stata una passeggiata adolescenziale. Ma dato il mio stato d'animo e la relativa lucidità del mio periodo post-triestino, per me è stata un'esperienza più che probante. La mia assoluta lucidità nel descriverla non tragga in inganno, ho ancora i segni addosso delle ultime esperienze.
Ma mi avete insegnato voi chi sono io. Io stesso che pensavo di essermi autoinnalzato, sono stato innalzato da chi mi ha detto.
"Cavolo, tu sei Shin. Mica ti fermi così."
E' vero. Io sono Shin. E non mi fermo così.
Ora per qualche giorno tutto sembrerà in discesa.
Shin
Roma, 19/3/2006
Scelgo questa data non a caso, è stata molto importante per me in passato. Ma il passato è finito davvero.
Mi chiamo Jody, anche se spesso qui mi leggete come Shin (significa Nuovo, Cuore oppure Verità. In giapponese), e raramente se noterete ho usato il mio vero nome da queste parti. Oggi per un giorno solo, Jody va dritto e senza vie nascoste.
Abito a Roma, in un bel quartiere, quello a più bassa criminalità, pieno di negozi, vetrine, supermercati e anche ospedali... ce ne sono 4-5 abbastanza grandi.
Vivo in una casa abbastanza piccola con i miei genitori e due fratelli minori.
Sono uno studente universitario. Ma non riesco a dare esami da circa un anno, e nell'ultimo anno e mezzo ne ho dato solo uno. Sono decisamente bloccato. Ma non amo stare fermo, così ho inziato a dare ripetizioni di matematica, fisica e inglese. Ora queste ripetizioni mi occupano tutti i pomeriggi di tutti i giorni della settimana escluso il weekend, anche se iniziano ad infiltrarsi pure lì.
Sono arbitro di pallavolo, arbitro una media di 5-6 partite a settimana, il che vuol dire sostanzialmente spesso una al giorno. Sono ancora agli inizi, non sono un grande arbitro ma sto rapidamente migliorando.
Con questi lavoretti mi sostengo in attesa di un futuro migliore con un lavoro fisso, che cercherò solo dopo essermi laureato.
Ho una Ford Fiesta nera del 97, non un ultimo modello ma mi piace e ci sto bene :) però non amo prenderla spesso... solo quando è indispensabile. A Roma nessuno adora realmente guidare. Se vai fuori Roma, come mi capitava tempo fa, già è un altro discorso.
Amo scrivere e leggere. Ma leggere spesso mi riesce più difficile che scrivere. Leggo molto fantasy, perché amo i giochi di ruolo. Ne ho anche fatto qualcuno. Ho anche fatto qualche videogioco, tempo fa.
Sono diplomato infatti al tecnico industriale come perito informatico, e ho programmato per anni interi.
Nel tempo libero ascolto musica: sostanzialmente Rap o elettronica. Ma ho gusti strani, amo anche blues, jazz, swing... invece odio (relativamente) l'hard rock ed il metal... non li capisco.
Non guardo la TV. Lo trovo stupido. Guardo solo alcuni programmi standard. "I simpson", "I griffin", "Le iene", i programmi della Gialappas e tutto quello che riguarda il calcio.
Sono tifoso della Roma, abbastanza seriamente per poter dire che per ora il giorno più bello della mia vita è stato il giorno del terzo scudetto, vissuto tutto dalla prima all'ultima giornata, da Roma-Bologna a Roma-Parma.
Amo i giochi di ruolo, ho creato un sacco di personaggi originali, compreso Uther Grayskull, il druido del live, quando una Domenica al mese vado ad Ostia, e Gogg' il barbaro, portato avanti per un anno e sul quale conto di scrivere un romanzo appena avrò un attimo di tempo libero, e/o un portatile. Amo la saga di Lupo Solitario, per chi sa cosa sia. Ho giocato per anni a Magic, ora mi faccio i cartocci colle fotocopie a colori e ci gioco di tanto in tanto con mazzetti stupidi.
Sono di sinistra. Ma ho la morale cattolica, per cui sono spesso trovato controverso nel mio modo di pormi.
Amo la notte silenziosa. Non la notte burrascosa delle discoteche, o rumorosa dei pub. Amo la notte silenziosa dei vicoli, delle strade tranquille. Amo camminare ore, è la cosa che mi aiuta di più a pensare. Quando sto male, inizio a camminare vedendo dove mi portano i piedi. Una volta c'ho fatto circa 20 km. Non scherzo.
Ho scritto un diario per 12 anni, e poi sono passato al blog.
Ho tanti amici. Gente a cui tengo seriamente, gente per la quale mi sacrifico e continuerei a sacrificarmi. Sono esclusivista. Non adoro tutti. Anzi. Ma quelli che adoro, li difendo a spada tratta. Sono il primo a buttarsi nelle mischie.
Ho amato davvero, due volte. Ho avuto due cotte importanti oltre ad esse.
La prima volta che ho amato sono stato totalmente deluso, ho pianto diverse volte, ho lottato contro il mio cuscino, ho sfogato contro il mondo.
La seconda volta mi sono totalmente illuso, non ho pianto, sono diventato di un'apatia terribile e sono giunto alla conclusione di non volermi innamorare mai più.
La verità però è leggermente diversa. Il mio cuore combatte da troppo tempo contro il mio cervello.
Il mio cervello è sicuro. Non vuole più amare. Il mio cuore è sicuro. Vuole solo trovare la persona giusta. Ed io continuo a combattere tra cuore e cervello, mi fondo, mi sconvolgo, mi tradisco, mi torturo, ma ho già idea di chi vincerà. Non vi preoccupate. E' una tortura dolce.
Non sto male. Quando sto male piango. Non ho paura di piangere. Non ho paura di un cazzo. Non piango da mesi e mesi.
"..le tue mani penetreranno le mie difese, dolci come ovatta, profumate come mandorla,
e mi sfiorerai la mia intimità, i miei sogni più reconditi, li coglierai come primule, li intreccerai tra i tuoi capelli,
i miei sogni ti abbelliranno, ti renderanno una nuova parte di me, ed ecco che senza barriere,
senza alcun limite,
non riusciremo più a trovare i nostri contorni,
perché non saremo più in grado di dire dove finisce uno e dove inizia l'altra.
Il mio respiro sarà il tuo respiro, leggermente alterato dal piacere,
occhi aperti che non vedono, mani che sembrano centuplicarsi,
e il mondo sparisce alle nostre attenzioni,
perché non esiste più mondo che non sia noi due."
Questo sono io.
Shin
Questa pagina è quella che avrei dovuto scrivere ieri ma non ho avuto praticamente tempo.
Buon compleanno Eddie! Davvero!
Divertiti, prendila bene, è un passo importante e speriamo che sia uno dei tanti!
E divertiti anche stasera.
NONSTOP PARTY!
Shin