La mia battaglia verso una meta ignota... Vietato arrendersi.
ATTENZIONE: LEGGERE QUESTO BLOG RENDE TEMPORANEAMENTE IMMORTALI
(Nessuno è mai morto leggendo questo blog, percui tecnicamente la frase è corretta)
ATTENZIONE: QUESTO E' IL MIO BLOG SERIO, MA OVVIAMENTE DOVEVO ANCHE AVERE UN BLOG DEMENZIALE

L'anima fatica.
Vedi, tu puoi aver letto molto, pensato molto, viaggiato altrettanto e ti soffermi un attimo su queste pagine... ma non puoi capire una cosa.
Una cosa che fa male.
Perché ti sto narrando le avventure di un ragazzo diventato uomo, che ha sconfitto mostri come l'idra, cerbero o persino il Signore delle Tenebre.
Eppure guardalo, sulla sua nave, mentre fa rotta per Tebe ed il beffardo destino lo fa passare accanto ad Itaca.
E si accascia impotente, ora davvero cade.
Itaca non c'è più.
Messa a ferro e fuoco dai proci, è solo un covo di rovine fumanti.
Shin si ferma all'isola che un tempo fu la sua casa e osserva sgomento.
Persino per un eroe ci sono i momenti di sconforto.
La sua casa non esiste più.
Solo un vecchio cieco si aggira tra le macerie.
Shin si trapela e lo afferra per le spalle deboli e ossute:
"Cosa è successo?" urla.
"Ah... sei tu... ti stavo aspettando. Io sono Teschio Grigio, così mi chiamano. Dovevo solo dirti che quello che cerchi non è più qui."
"La mia Penelope!"
"Scordala, mezzo vivo. Lei stufa di attenderti è partita con il più aitante tra i Proci."
"Tu menti vecchio!"
Il macilento figuro lo osserva con le orbite cave. "Puah!" sbuffa "Io mentire? Sei tu che menti a te stesso, mezzo vivo. Cosa vuoi fare ora che conosci la verità? Abbandonarti e scegliere la morte? O completare la tua missione a Tebe?"
"E che senso avrebbe vecchiaccio! Non ho più una casa dove tornare! Non ho più una donna da cui tornare!"
"Ah! Sciocco! Quelle non le avevi da quando cadesti in Ade. E lo sai! Perché ti inganni, sciocco mezzo vivo? Vuoi gettarti nell'algido abbraccio della Fine? A te la scelta. Non certo io ti fermerò."
"Non ascolterò una parola di più. Sparisci!" Ma in realtà a voltarsi sui suoi passi è Shin.
Mentre torna all'Argo, la vocina che tanto lo stava disturbando ultimamente, tornò a galla nella sua coscienza.
"Non c'è male... l'hai sentito? E' andata via col più aitante dei Proci! Chissà come si divertiranno ora insieme. Non ci pensi?"
"TACI BUFFONE! PERCHE' DOPO ACHILLE SARAI TU IL PROSSIMO!"
Questa volta, la voce non rispose.
La vita è una buffa altalena.
Certo magari oggi va bene.
Ma forse domani un po' meno.
Quanti attori e attrici vedi in scena.
C'è chi va, c'è chi viene.
Chi porta tempesta, chi porta il sereno.
Shin
"Tu non mi strapperai via ciò che è mio, ciò che ho guadagnato io di diritto. Capito?"
Shin urla alla tempesta, con foga, vivendo quei singoli istanti quasi fossero gli ultimi della sua vita.
Posto che lui fosse vivo, s'intende.
"Ti insegnerò a cadere" ulula una voce lugubre.
"E chi ti ha detto che ti stia ad ascoltare?" risponde Shin con aria di sfida.
La vita è una.
Le battaglie tante.
La guerra una.
Shin
Shin pensa e riflette. Una cosa che gli altri usano più di te nonostante ti appartenga.
Un sorriso poi gli illumina il volto concentrato,e pronuncia.
"E' il Mio Nome. E il Mio Nome è Shin!"
La Sfinge sembra delusa. Quest'essere umano ha superato persino il suo terzo enigma.
Mentre ancora echeggia nell'aria il suo nome, Shin riceve mentalmente dalla Sfinge, troppo orgogliosa per parlare, un'immagine mentale del luogo dove Achille lo attende.
E Achille lo attende a Tebe, in Grecia, assolutamente incurante degli ammonimenti degli dei.
Achille vuole sfidarlo. Shin DEVE sfidarlo.
E di tempo ce n'è sempre meno.
Ancora consapevole della presenza oscura che gli fa marcire il cuore dall'interno, la presenza del suo alter ego Nero pece, Shin si volta e si dirige verso la sua nave. Sa che deve fare presto.
E sa che deve uccidere un immortale.
C'è gente che con questa consapevolezza rinuncerebbe.
Ma Shin non è gente.
Shin
"Le Ombre" pronuncia Shin sorridendo.
La Sfinge pare decisamente infastidita da tutta questa sicurezza.
"Hmm... ok...sei pronto per il tuo ultimo indovinello?"
Ma la vista di Shin si offusca.
...
Si trova da qualche altra parte, eccolo, nella Foresta Magica, a vagare, ancora prima che l'Odissea iniziasse... epoche fa. Non sa perché tutto questo gli stia tornando in mentre soltanto ora, ma non ci pensa, sa che quando qualcosa accade senza motivo è proprio quando è necessario accada.
"Vuoi veramente partire?" chiedeva la voce rugosa dell'Oracolo.
"Sì maestro" rispose senza esitazioni Shin "è necessario. Non posso più restare."
Il vecchio annuì sorridendo con una sapienza antica che nessun Druido poteva capire appieno.
"E' giusto. Ma prima che tu te ne vada, devo avvertirti. Molti pericoli si profileranno sul tuo percorso, ma la battaglia più grande sarà con te stesso."
Shin annuì, ma il Vecchio Oracolo intuì subito che il suo giovane ma promettente allievo non aveva capito a cosa si riferisse.
Poco prima che abbandonasse per chissà quanto tempo il luogo che lo aveva visto diventare ciò che era, Shin fu avvicinato da uno dei suoi fratelli. Faus, il Druido Vagante, il quale era molto preoccupato per la sua partenza. Presolo da parte un solo secondo, ebbe a dirgli:
"Shin... fai bene a partire, è giusto, guarda me, sono Druido Vagante da tempo e non me ne sono mai pentito. Ma attento Shin. Nelle tue avventure, evita assolutamente le terre degli Inferi. Non perché non abbia fiducia in te, mio fratello, ma perché esse celano un terribile segreto. Un segreto ben diverso dal tuo."
La scena tornò a sfumare nuovamente nei suoi occhi.
...
Lui era nuovamente di fronte alla Sfinge. Non era passato un secondo. Non ricordava così lucidamente il suo ultimo incontro con il Druido Vagante... e dire che poi lui nel Regno di Ade c'era stato davvero...
Sentì una fitta al torace. La ferita rimarginata del Tridente di Ade. Ed allora tutto fu chiaro.
Forse lui aveva sconfitto del tutto l'Oscuro Signore, ma l'anima nera del male era entrata comunque in lui. Ora lo avvertiva. Sentiva la sua anima corrotta dalla ferita.
Ohi, Salve. Ti sei accorto di me! Lo salutò una voce dal suo interno.
Chi sei? Penso Shin confusamente.
Oh... io sono te ovviamente. Considerami un gradito ospite. Continuò la voce.
Nessun ospite è gradito al mio interno.
Dovrai abituartici. E' già tanto che ti abbia lasciato giocare con questi stupidi indovinelli.
Con chi ti credi di parlare? Forse non hai ben chiaro chi io sia.
No bello mio, non lo hai chiaro tu. Ma ora lo vedrai.
Shin sentì qualcosa impadronirsi di lui e si sentì schiacciato in fondo alla propria coscienza.
Sentiva...qualcosa di nero, di oscuro. Sentiva un potere innimaginabile scorrergli lungo il corpo. Sentiva che avrebbe potuto distruggere tutto con un solo gesto della mano. Non sapeva fin quanto questo potesse essere vero, ma non gli interessava. Guardò la Sfinge, cristallizzata in un attimo di stupidità, avrebbe potuto mettere fine alla sua patetica esistenza quanto prima l'avesse desiderato.
Avrebbe potuto mettere le sue Ombre a capo di questo mondo di patetici esseri umani, di inutili creature che si agitavano in preda a ridicoli sentimenti, avrebbe potuto schiacciarli tutti sotto il suo pugno di ferro.
Un uomo camminava all'orizzonte, trascinando dietro di sé una specie di carretto di legno. Shin sogghignò, guardò a fondo verso l'uomo, distante all'incirca un chilometro, e l'uomo si accasciò a terra. Senza vita.
Non era grave. Era un patetico brufolo sul volto della terra, e lui era semplicemente l'Epurazione.
Poi, sentì la coscienza tornare.
Un brivido percorse la sua schiena. Non riusciva a credere a quello che aveva provato...sentito...fatto.
Dovrai abituartici. Riprese la voce nella sua testa. Perché io ora sono qui.
E poi la voce tornò in un ripostiglio della sua mente.
"L'ultimo indovinello..." disse intanto la Sfinge.
"Sì... dimmi..." fece Shin, confuso.
"E' una cosa tua. Che ti appartiene. Ma gli altri la usano molto più spesso di te. Cos'è?"
Shin
PS: Ancora un'ultima volta potete giocare con Shin. Dopodomani, Martedì, la risposta.
Mercurio appariva terribilmente spaesato, e lui a memoria d'Uomo, o d'Eroe forse era meglio dire, non ricordava di averlo mai visto. Sdraiato sulla sua branda, la sua tranquillità venne momentaneamente turbata dall'entrata scomposta del Dio dai calzari alati.
Achille inarcò un sopracciglio e fece leva sui palmi delle mani per alzarsi, con un'agilità decisamente invidiabile.
"Hermes" sorrise Achille chiamandolo col suo nome originale "Cosa ti porta qui? E soprattutto togliti immediatamente quell'aria confusa dal volto."
"Achille. C'è poco da scherzare." disse preoccupato il Dio fissandolo negli occhi "La faccenda per la quale sono venuto è di un'importanza basilare."
Tutta la sicurezza di Achille svanì immediatamente dal suo volto.
"Dimmi... cosa è successo?" esortò.
"Achille... sei in pericolo." tentò di iniziare il Dio, ma notando che il suo interlocutore era sul punto di scoppiare a ridere si incupì. "Seriamente, Achille, parlo sul serio."
"Hermes, perdonami...ma ti sei dimenticato? Io sono immortale. Sotto questo punto di vista sono tale e quale a voi Dei."
"Non è mortale colui che vuole la tua sconfitta."
"Un Dio? Un Dio si è ribellato a Zeus e vuole mettersi contro l'Olimpo? Vaneggi. Conosco tutti gli Dei e sebbene ce ne sia qualcuno squilibrato, come Hades, nessuno si metterebbe mai contro di me conoscendo l'ira che ne scatenerebbe il gesto."
"Non è un Dio." proruppe il Messaggero Divino.
"Non è mortale e non è un Dio? Hermes! Cosa vuoi dirmi?"
"Si chiama Shin, ed è un trascendente."
"Impossibile! E come avrebbe potuto trascendere?" Achille iniziava a preoccuparsi seriamente ora. La sua baldanza stava lentamente cedendo il passo ad una sorta di curiosità mista ad indugio.
"Nessuno di noi lo sa realmente. E credimi, questo è fonte di ancora maggiori preoccupazioni."
"Ma io non posso essere ucciso da lui. Vero?"
"Non lo sappiamo ancora. Ade è stato sconfitto."
"Cosa?" urlò l'Eroe alzandosi in piedi in tutta la sua statura.
"Esattamente. Prima o poi ti raggiungerà. Non gode degli sfavori degli Dei, Achille. Non lo fermeremo. Però abbiamo ritenuto saggio avvisarti. Se gli scappi per un mese, lui non ti farà danni."
"No! Scordatelo! Io non fuggirò davanti a nessuno." sbraitò l'Eroe.
"Potresti pagare la tua testardaggine." lo ammonì l'altro, voltandogli le spalle, deluso.
E svanì.
Achille rimase pensoso a guardare il vuoto.
Chi diamine poteva mettersi contro di lui?
Chi era quel folle?
Trascendenza? Aveva raramente sentito parlare di quella parola... cos'avrebbe voluto dire?
Shin
Shin sorride e guarda la Sfinge.
"E' semplice" annuncia con tono di sfida. "E' l'acqua. Il mio elemento."
La Sfinge è un po' stupita da tanta sicurezza e stringe gli occhi. Poi guarda un attimo in basso e fissando di nuovo Shin gli dice:
"Ok, straniero. E' giusto. Ma ora rispondimi al secondo enigma. Spariscono se spegni la luce. Tornano se accendi la luce. Cosa sono?"
Shin osserva la sfinge pensoso...
Shin
PS: Potete ancora cimentarvi con la Sfinge. Commentate con la vostra risposta. Dopodomani la soluzione ed il terzo ed ultimo enigma.
Shin e la Sfinge.
Tre quesiti da risolvere, per avere l'informazione che cerco.
La Sfinge mi sorride serafica. Non la temo.
"Bene" pronuncia guardandomi con aria di sfida "ti pongo il primo quesito."
Sono impaziente.
"Io posso ingoiare te. Tu puoi ingoiare me. Cosa sono?"
Ed ecco che la mia via nel dedalo labirintico della mente si apre.
Shin
PS: Volete giocare con Shin? Rispondete. Dopodomani Shin darà la sua risposta al quesito della Sfinge.
Io e la mia ciurma ci siamo ancorati nel porto di Alessandria.
Sapete, non è facile sapere di avere poco tempo per salvare la propria vita, soprattutto se poi l'unico modo per salvarla è portare a termine un compito sulla carta impossibile.
Ed io normalmente neppure saprei dove si trova il mio antagonista... ma la provvidenza è giunta nuovamente in mio aiuto.
Mi tornano alla mente infatti le parole di un mio amico: "Se vuoi una risposta sicura, devi andare dalla Sfinge."
Non sono molto distante, in realtà. Quindi sarà questa la prossima tappa di quest'Odissea senza termine: trovare la Sfinge.
Non c'è mai un attimo di reale pausa,
non c'è mai un attimo per rimembrare davvero,
per una battaglia che vinci cento ne devi affrontare,
non ho chiesto di essere qui,
non ho chiesto di essere questo,
non ho chiesto di avere questo colore,
ma già che ci sono non lo farò diventare un colore smorto, smunto, pallido,
lo renderò vivace, acceso.
Persino se fosse Nero.
Shin
Mi sento trasportato di nuovo verso l'alto e riemergo in mare.
L'Odissea è stata in Ade per mesi, ma alla fine, posso tornare sull'Argo... i miei compagni sono ancora lì, evidentemente quelli che per me sono stati mesi per loro sono stati soltanto pochi minuti.
Sapete, è bello tornare sulla propria imbarcazione, è bello poter riprendere a navigare.
E la mia Anima è quella del viaggiatore.
Non sappiamo dove siamo però... è notte fonda e non possiamo arrischiarci...
...avrei pensato a mille vie di fuga, a mille soluzioni, a mille modi per determinare la nostra posizione... ma ad un certo punto, una luce nella Notte.
Il Faro di Alessandria.
Ora so dove siamo.
Ora lo so.
Shin